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Comitato antidiscriminazione GLBT
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Documenti

12 Settembre 1989

IL PARLAMENTO EUROPEO

- viste le petizioni n. 12/84 e n. 229/87;

- vista la Dichiarazione comune del Parlamento Europeo, del Consiglio e della Commissione sui diritti umani del 24/04/1977;

- visto il preambolo dell’Atto unico Europeo con il quale si impegna a sostenere i diritti fondamentali sanciti dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dalla Carta sociale europea, in particolare la libertà, l’uguaglianza e la giustizia sociale;

- vista la sua risoluzione del 29/10/1982 sul miglioramento della salvaguardia dei diritti fondamentali nella CEE mediante misure legislative;

- vista la risoluzione sulle discriminazioni sessuali sul luogo di lavoro;

- vista la risoluzione sulla violenza conto le donne;

- vista la relazione della commissione per le petizioni;



A. considerando che la procedura relativa al cambiamento di sesso dei transessuali non è ancora avviata e regolamentata in tutti gli Stati membri della Comunità o che i relativi costi non vengono assunti dall’assicurazione contro le malattie,

B. considerando che i transessuali vengono tuttora ovunque discriminati, emarginati e, a volte, addirittura criminalizzati,

C. consapevole che il tasso di disoccupazione fra i transessuali è del 60-80% durante la fase del cambiamento di sesso,

D. constatando che la transessualità costituisce un problema psicologico e medico, ma è anche un problema della società che non sa affrontare un cambiamento dei ruoli condizionati dal sesso e fissati dalle tradizioni culturali,



1. è convinto che la dignità umana e il diritto della personalità debbono comprendere anche il diritto di condurre una vita rispondente alla propria identità sessuale;

2. invita gli Stati membri ad emanare disposizioni che regolino il diritto dei transessuali al cambiamento di sesso, sotto l’aspetto endocrinologico, chirurgico-plastico ed estetico e le relative procedure e vietino la loro discriminazione;

considera che tale procedura dovrebbe garantire almeno le seguenti possibilità:

a) diagnosi differenziale, sotto l’aspetto psichiatrico/psicoterapeutico del transessualismo per favorire l’autodiagnosi;

b) periodo di consulenza: accompagnamento e sostegno psicoterapeutico, chiarimenti sul cambiamento di sesso, visite mediche;

c) trattamento ormonale/test del quotidiano, vale a dire vivere nel nuovo ruolo sessuale per almeno un anno;

d) intervento chirurgico, previa autorizzazione da parte di un organismo specifico composto da un medico specialista, uno/a psicoterapeuta ed eventualmente da un/a rappresentante nominato/a dall’interessato/a;

e) riconoscimento giuridico: cambiamento del nome, rettifica del dato riguardante il sesso sul certificato di nascita e sui documenti d’identità;

f) assistenza medica e psicoterapeutica dopo l’intervento;

3. invita il Consiglio d’Europa ad emanare una convenzione per la tutela dei transessuali;

4. invita gli Stati membri a prendere le opportune misure affinché i costi del trattamento psicologico, endocrinologico, chirurgico-plastico ed estetico dei transessuali vengano rimborsati dall’assicurazione contro le malattie;

5. invita gli Stati membri ad istituire consultori per i transessuali che, a causa dell’adeguamento dei caratteri sessuali, hanno perso senza colpa il lavoro e/o l’abitazione;

6. invita gli Stati membri ad istituire consultori per i transessuali ed a sostenere finanziariamente le loro organizzazioni;

7. invita gli Stati membri a fare opera di informazione sui problemi dei transessuali, in particolare presso gli addetti ai servizi sociali, la polizia, l’anagrafe, l’amministrazione militare e le carceri;

8. invita la Commissione ed il Consiglio a precisare che le direttive comunitarie sull’equiparazione di uomini e donne sul posto di lavoro vieta anche la discriminazione dei transessuali;

9. invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a predisporre documenti di identità sui quali potrebbe essere, su richiesta, indicata l’eventuale transessualità del titolare durante il periodo dell’adeguamento dei caratteri sessuali, documenti che sarebbero riconosciuti in tutta la Comunità;

10. invita il Consiglio e gli Stati membri a riconoscere, nel quadro dell’armonizzazione del diritto d’asilo, le persecuzioni a causa della transessualità come motivo per la concessione dello stesso;

11. invita la Commissione a mettere a disposizione, nel quadro dei suoi programmi di intervento, stanziamenti destinati alle ricerche sulla transessualità ed alla diffusione delle attuali conoscenze mediche in materia;

12. invita la Commissione ad intervenire presso gli Stati membri affinché essi prevedano speciali misure per facilitare il collocamento al lavoro dei transessuali;

13. chiede di segnalare un ufficio presso la Commissione, al quale possano essere denunciati i casi di discriminazione;

14. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente Risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai Governi ed ai Parlamenti degli Stati membri nonché al Consiglio d’Europa.